Sabato, 9 dicembre 2017

22/10 Ferrara, il racconto di Daniele (Pes83)

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Ore 19 e 51, se vogliamo essere precisi, e si parte con i biglietti dentro alla giacca, chiaramente dalla parte del cuore.
Ore 20 e 19 precise e siamo dentro al nostro palco centrale; io e la mia ragazza finalmente abbiamo l'onore di conoscere quei due posti che si portano dietro sette ore di coda e relativo sudore, ma anche amici improvvisati e relative risate.
Inizia un'altra attesa, piacevole e vorace e finalmente si abbassano le luci. Battito cardiaco a 180 bpm, un "presto" difficile da gestire, ma i nervi sembrano regger bene. Siamo tutti lì per l'amore, lo so, lo sappiamo, ma, qualora non si fosse ancora capito, Luciano ce lo ricorda appena un attimo dopo l'apertura del sipario.
Le vibrazioni emotive sono già partite e andranno avanti, ma non per inerzia.

Osservo, con gli occhi sgranati del bambino che scopre i colori e le forme, il "teatrino" di strumenti che piano piano viene svelato dalle luci della scenografia; e con altrettanta curiosità mi godo il lavoro di Mauro, Josè, Robby, Rigo... e sì, ora c'è anche lui, Mel che con il suo sax ci presta un po' di pelle d'oca, casomai non ce ne fosse già abbastanza lì in giro.

Tra i primi pezzi suonati dal Liga e dalla Banda anche "Ho messo via", la mia preferita. Non me l'aspettavo o meglio non lì, non subito: forse è troppo presto, continueranno i nervi a tenere? Non so come, ma ancora ce la fanno e via allora per tutta la serata a fare "quello che ci faceva stare bene" come Luciano ci ha raccomandato a inizio concerto.

Battiti di mani, urla, lacrime, silenzio, concentrazione, voglia... e le poesie. I reading hanno segnato dei momenti davvero intensi, nei quali la nostra attenzione era sul palco insieme al Liga. Poi ascoltare dalla sua voce "prima di accendere la tv" è stato un vero e proprio regalo, quella poesia è geniale!

Nel finale il delirio, tutta la platea si fa avanti in piedi a saltare, canatre e stonare le ultime canzoni; dai palchi e dal loggione mi sembrava di poter vedere l'energia della gente uscire fuori.
Ore 23 e 28 precise, usciamo dal teatro. Rivedo gli amici improvvisati e tutti portiamo ancora addosso le relative risate. Camminiamo verso casa, pieni di gioia e sicuri, senza dubbio, di una cosa: "VALE LA PENA VIVERE!".

Daniele (Pes83)

Lunedì, 23 ottobre 2006