Sabato, 23 settembre 2017

DA LUCIANO: "I MIEI FUMETTI"

La neve se ne frega“La neve se ne frega“

Qualche tempo fa mi hanno contattato Camuncoli e Casali per provare a mettere in piedi qualche collaborazione.

Evidentemente avevano saputo della mia antica passione per i fumetti ma c'era anche di mezzo una proposta fatta da un mensile musicale che aveva deciso di allegare l'eventuale fumetto che ne fosse nato alla rivista stessa.

I due mi avevano portato un po' del loro materiale pubblicato e sono rimasto subito colpito dalla qualità del loro lavoro.

Insomma l'idea di fare qualcosa mi piaceva molto ma ero nel bel mezzo di un tour che sarebbe durato un anno e non sarei proprio riuscito a trovare il tempo né la testa per farlo.

Dopo un paio di giorni mi venne in mente che mi sarebbe sempre piaciuto che “La neve se ne frega“ potesse avere una sua rappresentazione visiva e siccome di film non se ne poteva parlare (con Procacci avevamo già ampiamente capito che il budget per un lungometraggio del genere poteva essere solo hollywoodiano, non certo italiano) il fumetto poteva essere la cosa giusta.

Lo proposi ai ragazzi consegnando loro un paio di copie del romanzo.

Il tempo che lo leggessero e il progetto è partito.

Da allora il lavoro è soprattutto loro.

Il mio contributo è stato soprattutto divertimento.

Che faccia ha DiFo?

Una via di mezzo fra Adrian Brody e il Bob Dylan di “Highway 61 revisited“.

E Natura?

Ali Mc Graw addolcita un po' da Lyv Tyler.

Com'è ProSca?

Tiriamola vicina a Bette Midler.

Che aspetto deve avere un olovisore?

E i mezzi di trasporto?

Insomma il confronto è stato molto, ovviamente, sull'impostazione visiva.

E il lavoro si è soprattutto concentrato all'inizio quando c'era da decidere tutto rispetto al non detto del romanzo ma anche (e soprattutto) sui pesi narrativi visto che, comunque, sempre di riduzione stavamo parlando.

Poi qualche periodico confronto sui progressi che stava facendo il lavoro: lo sviluppo della sceneggiatura, la composizione delle tavole, i colori, le chine, la copertina e via andare.

Era sempre appassionante non solo verificare il cammino del lavoro, ma anche poter “giocare“ con una delle mie grandi passioni.

Ora, a bocce ferme, mi sento di dire che la passione e la qualità che ci hanno messo il Cammo e Matteo sono evidenti e spero tanto che siano premiati per come meritano.

Per quello che riguarda il mio rapporto con i fumetti comincio col dire che ho imparato a leggere con loro.

Ancora oggi mia madre mi ricorda che un giorno mi sentì parlare da solo in salotto, venne a dare un'occhiata e, sorpresissima mi trovò a leggere a voce alta un fumetto.

Non avevo ancora cominciato le elementari ma evidentemente qualcuno mi aveva insegnato le lettere.

Io frequentavo sempre bambini più grandi di me e li vedevo leggere quello che per me erano sempre e solo figure.

Si vede che quel giorno avevo capito il meccanismo di mettere insieme le lettere per avere parole.

Mi sembra di ricordare (ma stiamo parlando del '65, credo, quindi è un miracolo se il ricordo è esatto) che fosse un albo di Pierino.

Comunque da allora ne ho letti di ogni tipo.

Cucciolo, Tiramolla, Geppo, Braccio di ferro, gli albi di Topolino, Nonna Abelarda, Trottolino, Soldino.

A parte i libri di scuola erano l'unica cosa che leggevo.

Il pezzo di strada che mi portava all'edicola vicino casa era il percorso che facevo di più in assoluto.

Su Vitt (settimanale alternativo a Il Giornalino) trovavo Cocco Bill e Zorry Kid di Jacovitti.

Il sabato uscivano, in concomitanza con un programma in prima serata su Rai Uno, gli albi di Pappagone (con tanto di vocabolario dei suoi termini inventati in ultima pagina) o di Franco e Ciccio.

Poi ci furono i fascicoletti a strisce di Il grande Blek e Capitan Miki.

Ero onnivoro, purché fossero fumetti andavano bene.

Ovviamente ci fu lo scatto verso i Tex, gli Zagor ma anche i Comandante Mark (e, decisamente più avanti, Mister No).

C'era Batman ma anche e soprattutto Superman (o meglio: Nembo Kid).

Li conservavo tutti gelosamente dentro un'ex gabbia per polli, in solaio.

Nel frattempo ce li giocavamo a carte a sette e mezzo.

Ovviamente ognuno metteva in gioco solo gli scarti che aveva fra le mani.

Oppure c'erano gli scambi.

Un giorno un tipo che conoscevo solo di vista (ma che doveva aver avuto una soffiata sul mio “patrimonio“ fumettistico) mi propose uno scambio assurdo, tipo il numero 4 di Comandante Mark per un paio di albi di Topolino recenti.

Mi sembrava un matto e lo portai nel mio rifugio per fare subito il baratto.

Senonché poche settimane dopo, mentre io e i miei eravamo in vacanza, riuscì a entrare con un paio di complici nel mio condominio, andò in solaio (che non aveva nessuna chiusura) e mi fregò tutti i giornalini. Un mio vicino li aveva visti ma a tutto aveva pensato meno che a un furto.

Mai più visto quel piccolo criminale: mi dissero che si era trasferito in un'altra città.

Imperterrito ripresi a collezionare albi e allora furono Kriminal (visto che tutti gli altri leggevano Diabolik) qualcosa di Satanik (che però mi inquietava troppo) e, più tardi Alan Ford (e un certo Johnny Parker che un po' lo imitava).

Un'edicola aveva anche l'espositore con l'usato.

Un giorno ci trovai miracolosamente il numero uno originale di Alan Ford, (a metà prezzo, non so se mi spiego) un attimo prima che ci mettessero sopra le mani i miei amici.

Che per un po' non mi vollero vedere.

Al mercato coperto di Reggio riuscivi a trovare delle rarità a buon prezzo.

Nella mia compagnia era tutto un ricercare, mercanteggiare e un vantarsi dei propri pezzi pregiati.

Arrivò la botta Marvel.

Il primo Uomo Ragno che mi finì fra le mani fu sconvolgente.

Ma anche Devil non scherzava.

Poi i Fantastici Quattro, Thor e Capitan America andavano ancora bene ma non arrivavano ai livelli dei primi due.

Ci fu anche la parentesi conturbante dei fumetti per adulti e allora giù di Jacula, Zora(mannaggia: tutte vampire) Lando, Peter Paper ecc.

Un amico di cinque anni più vecchio di me, un certo giorno, mi fece conoscere Linus.

Fu un'altra botta: non riuscivo a capire quasi niente delle rubriche e anche i fumetti erano misteriosi per me ma si trattava di roba irresistibile: Peanuts, Pogo, Lil' Abner, Doonesbury e compagnia bella.

Anche i Linus li collezionai come pure gli Alter Linus e i supplementi (Linus Estate ecc.).

In seguito ci aggiunsi anche le testate che gli assomigliavano tipo Eureka e, un po' dopo, Il Mago.

Quante strisce ho letto partendo da quelle raccolte: Colt, B.C, the Wizard of Id, Beetle Bailey, Mafalda, Sturmtruppen, Lupo Alberto…

Poi la cosa svanì.

Di botta il feticismo del fumetto mi passò.

Un po' li regalai, un po' li vendetti, un po' li persi in qualche trasloco.

Vai a capire perché.

Da allora la mia lettura di fumetti è sporadica.

Ogni tanto c'è stato qualche ritorno di fiamma.

Con Ken Parker, con Dylan Dog, con qualcosa di Magico Vento.

Continuo a leggere le strisce di Linus e mi piace Julia.

Mi sono appassionato a qualche fumetto d'autore e alle graphic novel.

Hugo Pratt, Crepax, Pazienza, Manara, Frank Miller, Igort.

Il bellissimo Maus di Art Spiegelman.

Il delicatissimo Blankets di Craig Thompson.

L'ultimo, in ordine di tempo, ad avermi davvero colpito è Black Hole di Charles Burns.

Ma mi sa proprio che anche se non li conservo più, anche se non me li gioco più a carte, anche se non faccio più estenuanti baratti, anche se non aspetto più ansiosamente un certo giorno d'uscita, evidentemente mi aspetto ancora qualcosa da loro.

Luciano Ligabue

Martedì, 26 febbraio 2008