Lunedì, 19 novembre 2018

THE GOOD, THE BAD & THE QUEEN "The Good, The Bad & The Queen" (Capitol/Emi)

The Good, The Bad & The QueenQuanti side-projects è in grado di creare Mr. Damon Albarn? E' davvero incredibile come l'attuale leader di Blur e Gorillaz (il suffisso "ex" nei suoi confronti non ci pare appropriato, almeno artisticamente) riesca a trovare ispirazioni sempre nuove, non solo a livello creativo ma anche come scelta di compagni di avventura e di viaggio. Lui, che di band ne ha fatte ma mai realmente disfatte. Lui, che ha il privilegio di concedersi tale e tanta libertà artistica come pochi. Lui, che fa amicizia con "papà" Ray Davies dei Kinks e poi si nasconde dietro le animazioni dei Gorillaz a sperimentare disco e pop.

Pur avendo già messo i Blur nel microonde col timer puntato sul "defrost" (si vocifera di un loro ritorno imminente), è uscito con "The Good The Bad & The Queen" già bollato come "vintage post-moderno". Il combo, di cui vi abbiamo già fatto sentire qualcosa in settimana, è composto oltre cha da Mr. Blur, dal batterista Tony Allen cercato a tutti i costi da Albarn durante un suo viaggio in Nigeria, Simon Tong ex chitarrista dei Verve e sostituto di Coxon nell'ultimo tour dei Blur e da Mr. Paul Simonon, bassista dei Clash ora pittore nel West di Londra, autore tra l'altro, di tutta la grafica presente nel cd.

Il risultato, prodotto da Danger Mouse, è sicuramente sorprendente perchè ognuno dei membri ha portato il suo bagaglio musicale e soprattutto generazionale all'interno del gruppo. Verrebbe da dire "roba d'altri tempi" e così piacevolmente pare sia, a partire dall'apertura intitolata "History Song".

In realtà Damon ha dichiarato: "L’album è una fotografia di questo tempo dalla postazione della nostra comunità. E’ un inno alle possibilità del futuro e un tributo di cuore alla Londra di oggi: dove vivono i buoni e i cattivi, e dove, come sempre, c’è la Regina". E non è un caso che Simonon e Albarn, praticamente vicini di casa, abbiano dalla loro la fortuna di vivere in una delle zone più colorate di Londra, vicino a Notting Hill, dove le mescolanze di razze, culture e modi di pensare e vivere, si notano prima che in una qualsiasi stazione dei treni. Dall'Africa al Pakistan, dalle varie London Ways Of Life ora imperiali, ora sessantottine, ora rockeggianti e punkettare.

Questi, soprattutto, gli impulsi offerti da "The Good The Bad & The Queen": un disordine organizzato a partire dai suoni, unito ad una trasandatezza che incontri semplicemente passeggiando a piedi per Londra e a cui, pur facendoci caso, ti abitui. E mentre si cammina incroci rock, reggae, dub, afrobeat e pure pop-folk, sana mescolanza buttata con sapienza dentro alle 12 tracce che compongono l'album, spesso "sporcate" e allietate da una vena western che richiama anche le atmosfere del nostro Morricone. D'altronde, il nome del gruppo prende ispirazione dal titolo di uno dei capolavori di Sergio Leone, con la Regina ad espropriare (non a caso) il trono del cattivo.

Un disco non facile, fuori dagli schemi, da tutto quello che si ascolta oggi, composto con molto cuore e tanta voglia di raccontare certe situazioni di cui non si ha mai abbastanza. Rimarrà l'amaro di un non seguito, almeno così si dice. Ma Albarn aveva anche già dichiarato la chiusura di bottega con il primo disco dei Gorillaz, smentendo poi la cosa coi fatti.

Ora lo attendono un tour a supporto di questo disco e le registrazioni del nuovo dei Blur perchè suonerà anche banale sentirselo ripetere ma "il primo amore non si scorda mai" e il finale di "The Good The Bad & The Queen", sfocia, dopo le 11 precedenti e indefinibili tracce, nel più classico e scatenato rock and roll.

Giovedì, 25 gennaio 2007