Venerdì, 8 novembre 2019

1/12 Reggio Calabria: il racconto di Laura (Magnolia)

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Arrivo in teatro fedelmente accompagnata da una delle mie "sorelle", ed è inevitabile pensare al fatto che il mio primo concerto di Luciano l'ho vissuto con lei accanto, ormai più di sei anni fa.
E adesso, siamo ancora tutti qui: io, lei, Luciano.
E con noi, i miei compagni di avventura, amici con cui ho condiviso non solo concerti e raduni, ma anche tutto quello che c'è intorno: viaggi interminabili, attese snervanti, freddo, caldo, stazioni, marciapiedi, panini, bottiglie d'acqua che non bastano mai.
E adesso, siamo ancora tutti qui: noi e Luciano.
Quando si apre il sipario, arrivano puntuali le mie lacrime.
Arrivano le braccia alzate, i saltelli sulla sedia, gli sguardi complici. Arrivano le canzoni urlate, e quelle sussurrate con la voce strozzata dall'emozione.
Mi rendo conto che ad ogni canzone è legato uno stralcio della mia vita, ogni canzone porta con sé ricordi di facce, brividi, rabbia, amore.
E mi rendo conto che io sono ancora capace di emozionarmi. Che tu sei ancora capace di emozionarmi.
Sei ancora capace di dar voce a quello che sento, a quello che sono.
Mi hai presa per mano e mi hai accompagnata attraverso questi anni, mostrandomi ciò che non volevo vedere, tirando fuori la mia parte più vera,
regalandomi momenti di pura felicità.
E, per questo, non basta un solo "grazie".

E ieri sera, sulla mia poltroncina rossa, in terza fila, con accanto le stesse persone che hanno visto nascere questa mia passione, quelle stesse persone con cui ho condiviso alcune delle pagine più importanti di questi miei vent'anni, mi è sembrato davvero di sentire la vita scorrere dentro le vene, di sentirle piene di ciò che sono. Alla fine è stato impossibile rimanere ferma: mi è bastato riconoscere le prime note di "Urlando contro il cielo" per scappare lì di fronte a te, a urlarti in faccia la mia passione e la mia gratitudine. Tutto il resto, come sempre, è un turbinio di sensazioni travolgenti che riuscirò a mettere a fuoco solo tra qualche tempo.

Quando infine te ne vai, rimane quel retrogusto amaro che ti fa guardare l'orologio e pensare che finisce sempre troppo velocemente.
Arrivano gli abbracci e tornano le lacrime.
Osservo le facce, ormai stravolte, stanche ma incredibilmente felici.
Sono felice anche io, forse anche un po' malinconica, sicuramente incredula: sono passati anni, ma siamo ancora tutti qui.
Noi e Luciano.

Laura (Magnolia)

Lunedì, 4 dicembre 2006