Mercoledì, 17 luglio 2019

28/10 Venezia: il racconto di AndreaG

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Il tempo dell'emozione

Immagina una sera di fine ottobre. Cala il tramonto che allunga le ombre, sulla pelle un filo d'aria tiepida di un autunno indeciso che alterna giornate belle a giorni grigi, ma che regala ancora un'altra bella serata prima del clima invernale che almeno per oggi sembra farsi aspettare. Le stradine strette non affollate di gente che si rifugia in qualche bar mentre in città si attende la domenica mattina che riporta il quotidiano via vai di turisti a percorrere le calli per raggiungere Piazza San Marco, il Ponte dei Sospiri, Palazzo Ducale o il Ponte di Rialto.

Poi, tra le meraviglie di una città adagiata sul mare e le gondole che l'attraversano piano, immagina uno dei teatri più prestigiosi del mondo. Con un leggero e silenzioso ticchettare di passi entra pian piano e senza dir niente lascia parlare le tue sensazioni che escono da sole appena si scorge un luogo tanto magico.

Mentre il cuore ti porta all'interno della sala dove di lì a poco si terrà il concerto, immagina il palco celato da un telo scuro che nasconde quasi sicuramente un piedistallo che sorregge una chitarra acustica nascosta nell'ombra di una luce fioca. Una sedia, un microfono. Poi vedi tutto questo sparire dalla tua mente. La luce sfuma i contorni e diventa improvvisamente un tutt'uno col buio dell'attesa.

Un suono dolce ed acustico di un arpeggio di chitarra rompe il silenzio che ti porta via dal mondo dell'immaginazione per farti entrare in una realtà dalla parvenza magica. La voce roca di una rockstar che per una sera gioca a fare il cantautore. Ora capisci che anche tu sei lì per l’amore. Per l’amore delle sue canzoni, delle sue note, delle sue parole. O magari semplicemente per l’amore di lui, perché sono certo che tra noi c’è senza dubbio qualcuno che lo ricorderà non solamente per le canzoni, per le parole o la musica. Qualcuno lo ricorderà per la traccia indelebile che ci continua a lasciare come persona, come amico, come uomo.

Ma ora c'è posto solo per il tempo dell'emozione, quell'emozione che senti arrivare quando ascolti le sue canzoni, che ti passa nel corpo ed arriva in fondo all'anima fino a toccarti il cuore. Più di due ore che volano vie leggere senza che te ne accorgi. Perché quando il tempo lo stai vivendo non lo senti nemmeno passare.

A sessioni di sax, violino, contrabbasso e violoncello ci aveva già abituato in qualche suo disco, ma ieri sera ci ha davvero incantato con qualcosa come una fisarmonica ed un flauto negli arrangiamenti, quasi per dirci che le sue canzoni vanno proprio bene con tutto. Tra uno scorrere dolce di note c'è posto anche per qualche lettura che più va avanti e più t’incuriosisce lasciandoti col fiato sospeso e la mente immobile ad ascoltare ogni parola, ogni capoverso, ogni strofa, ogni metafora.

Poi lo spettacolo torna alla musica e l'emozione non finisce, anzi, aumenta.

Perché la musica che ascoltiamo tutti i giorni ma che per una sera la ritrovi con un vestito diverso ha dentro sempre la solita emozione.

Credo che nessuno ieri sera sia rimasto insoddisfatto dagli arrangiamenti, dalle melodie e dalle sonorità tutte acustiche. Forse perché dalle sue canzoni abbiamo imparato due cose fondamentali.

Intanto che giocare al rock n'roll comunque è un’opinione. E se questa è una delle sue opinioni di musica... tanto di cappello.

Secondo, forse la più importante tra le due, è che la musica fa da sempre il proprio dovere. Credo che il dovere di una canzone sia quello di regalare emozioni, e quando un cantante o un musicista ci sta riuscendo, allora significa che quel mestiere gli sta venendo proprio bene.

Ieri sera c'era nell'aria di Venezia un'emozione insolita ma straordinaria. Quell'emozione che esce dalla bellezza di una canzone così com’è nata, voce e chitarra, cruda e malinconica, affascinante e misteriosa, emozionante, dalla chitarra di un musicista, dalla penna di un poeta.

Poi a notte fonda cala la nebbia che cancella ogni cosa lasciando questa serata al suo ricordo più magico.

Venezia, 28 ottobre 2006.

Gran Teatro La Fenice.

AndreaG

(Chiedo scusa a Luciano per avergli rubato il titolo, ma mi sembrava il più adatto).

Lunedì, 30 ottobre 2006