Mercoledì, 13 novembre 2019

Milano, 4 luglio 2008

Kaveh Rastegar(liberamente tradotto dalla redazione)
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Sul marciapiede fuori dal nostro hotel sono dipinti alcuni profili di corpi. Fai pochi passi e incroci il profilo di Marylin Monroe con l'orlo del suo vestito vicino alla bocchetta di sfiato di un edificio.
Proseguendo più in là ecco Placido Domingo, Bruce Lee e Madre Teresa.
Questi disegni mi rimandano a un'artista di Denver, la città da dove provengo. Quando ero bambino avrei desiderato vedere nella mia città così tanti cassonetti e bidoni della spazzatura dipinti da lei con dinosauri e ostriche dai colori brillanti.

Sono a Milano e non so esattamente in quale zona ci troviamo.
Sono già venuto da queste parti una manciata di volte ma sempre e solo per suonare. La mia band, i Kneebody, ha registrato un album qui e con loro ho tenuto alcuni concerti ma siamo sempre andati e tornati di fretta, restando soltanto un paio di giorni.
Stavolta spero di poter cambiare abitudine e riuscire veramente ad aprire una mappa per scoprire dove sono!

Il giorno del concerto di Luciano è stato come qualsiasi altro. Nella settimana in cui abbiamo provato a San Siro tutti parlavano di quanto erano preoccupati che piovesse.

Mi sono alzato tardi. Soffro ancora del fuso orario rispetto a Los Angeles e non provo nemmeno a sforzarmi per abituarmi subito all'orario italiano.
Fortunatamente la giornata è calda, molto soleggiata ed è trascorsa esattamente come ogni altra. Ho vagato di qua e di là per trovare cibo, caffè (!!!) e aspettare. Questa è una regola precisa per affrontare un tour: imparare ad attendere, la pratica dell'aspettare! In America diciamo "Hurry Up And Stay". Per concerti come questo, credo che l'arte di aspettare non sia proprio così edificante. E' difficile infatti non saltare sbattendo la testa contro il muro.
Non esiste aggettivo in grado di descrivere tutte le emozioni. Il "Pregustare" non basta a racchiudere il tutto. Come puoi ignorare il fatto che tra poco ti troverai a suonare, preoccuparti ed emozionarti davanti a una miriade di persone? Non puoi farci nulla ma soltanto chiederti "Sono pronto? Conosco davvero tutte queste canzoni? Ho tutto quello che mi occorre? Sto dimenticandomi qualcosa?”
Come in ogni altra situazione umana (o animale) sei costretto ad adattarti e la vita continua...

Presto arrivano le 5 del pomeriggio. Il pulmino è arrivato ed è il momento di partire per lo stadio. Salgo con Josè e Niccolò. Ascoltiamo la radio che passa "Il Centro Del Mondo". Mentre viaggiamo ci dimeniamo, cantando la canzone e scuotendo le nostre teste con aria un po' incredula.
Sono in fase di preparazione e sto riorganizzandomi dove non sono abituato a stare.

Ogni cosa e ogni persona mi ricorda che questo concerto è veramente una gran cosa! Josè mi racconta della sua prima volta sul palco con Luciano: è stato un grande momento per lui. Durante il concerto, mentre guardava la folla, ha notato la sua ragazza, Yuna, in mezzo a tutta quella gente ed è stato vinto dall'emozione non riuscendo a trattenere le lacrime.

Il primo concerto che vidi da ragazzo in un grande spazio fu quello di Eric Clapton al Mile High Stadium di Denver, lo stesso posto in cui giocavano i Denver Broncos!
Avevo 14 anni e ricordo di aver assistito allo show facendomi coinvolgere dalla musica.

Suonavo il basso da pochi anni e non vedevo l'ora di ascoltare alcune delle canzoni che eseguivo nelle jam session con i miei compagni di scuola. “Suonerà le canzoni dei Cream? Dei Derek And The Dominos?”
Penso di non essermi mai chiesto se qualcuno dei musicisti sul palco fosse andato fuori di testa suonando in un posto così grande e pieno da scoppiare.

Kaveh RastegarComunque, dopo il traffico di Milano (che guida spericolata!) eccoci arrivati. Ecco San Siro. Un castello, una fortezza, un tempio, un simbolo... San Siro è lo spettacolo di cui tutti coloro che seguono Luciano mi hanno sempre parlato: dai fan che ho incontrato al resto della band, ognuno mi ha ripetuto: "Aspetta di arrivare a San Siro e poi vedrai...".
Nel parcheggio dello stadio, sotto il sole, la gente si è ritagliata il proprio spazio, vestita o meno per l'estate, sembra rilassata e allucinata.
Dentro, ci posizioniamo in camerino, appoggiato le nostre cose che abbiamo appena scaricato e cominciamo ad aspettare! Già, più o meno altre tre ore da trascorrere ascoltando le voci, i rumori e le emozioni delle persone appena fuori dai cancelli.

Comunque il tempo trascorre a suo modo e arriviamo a pochi minuti prima dell'inizio.
In camerino, con la band, abbiamo fatto il classico rituale prima del concerto ed è stato in quel momento in cui ho comiciato a sentire improvvisamente il fiato corto. Deve essere la medesima sensazione che prova una persona prima di buttarsi da un precipizio per volare: pericolo e pura eccitazione.
Fede, ormai abituato a questo tipo di emozioni, mi aveva spesso guardato durante l'attesa con i suoi occhi spalancati esclamando: "Adrenalina!". E io continuavo a dire: "O mio Dio, questo è pazzo!".
Non c'è un modo per nascondere l'eccitazione che provi prima di suonare in un concerto davanti a 70.000 persone.
Prima di andare verso il palco ci siamo tutti abbracciati in circolo e Luciano ci ha detto di essere convinto che la musica come l'amore: dovremmo sentirla e condividerla mentre suoniamo.
Quando parla di musica, gli occhi di Luciano si spalancano e ti trafiggono.

Nell'abbraccio abbiamo urlato e strillato tutti insieme e ci siamo incamminati verso l'entrata del palco. E' stato veramente come essere in un sogno. La gente non può immaginare che sia così.

Eccomi ora sul palco. Gente ovunque!!!!! Durante la prima canzone ho pensato soltanto a respirare e a ricordarmi gli accordi che dovevo suonare... ricordare di ascoltare!

Ad essere onesti, riuscivo soltanto a vedere le prime centinaia di persone di fronte alla passerella.
Se avessi buttato lo sguardo più in alto per vedere tutti gli altri mi sarebbero venute le vertigini!
All'inizio del concerto tutto è concentrato sull'abituarsi all'ambiente circostante per metterci a nostro agio. Nel momento in cui questo avviene sento di avere più controllo sulla musica che suono e posso partecipare e interagire col resto: osservare tutti quanti, come in ogni spettacolo di Ligabue in cui ho suonato in passato.

Tutti conoscono i testi delle canzoni (io sto ancora imparandoli!!!!). Tutti cantano e si avverte moltissima emozione.
Ci sono momenti del concerto in cui l'emozione è più forte rispetto ad altri. Vedo la gente commuoversi. Guardo Josè per capire se anche lui si sta commuovendo. Lo vedo di fianco a me con un sorriso gigante. Dalla seconda metà del concerto, dopo un paio di break sembra che i primi momenti appena trascorsi siano lontani settimane.

Ora tutto è abbastanza tranquillo qui nella mia camera d'albergo ma sono in grado ancora di "sentire la serata". Oggi ho raggiunto il culmine della mia esperienza da quando suono con Ligabue. Mi sembra di essere in un mondo a parte e mi sento veramente fortunato. Domani mi alzerò, mi berrò un caffè, passerò sul marciapiede accanto al profilo di Maria Callas poi tornerò a suonare di nuovo.

Martedì, 22 luglio 2008