Venerdì, 30 settembre 2022

7/12 Lecce: il racconto di SISSI

LecceRacconta il tuo concerto di Luciano a teatro, inviando un email a: teatri@ligachannel.com

Come si fa a mettersi davanti ad un pc e raccontare cosa si è vissuto poche ore fa, raccontare agli altri un turbinio di emozioni che si sono susseguite per due ore e mezza, vissute in piedi, nonostante il teatro, passate a gridare nonostante la faccia storta dei poliziotti, passate a cantare, nonostante.

Le emozioni non si raccontano, si vivono, ci sono e sono lì forti senza il bisogno di parole, ma in certe occasioni, si deve, perchè ce n'è per tutti.

Non sto qui a raccontarvi le angosce per la frenetica ricerca dei biglietti più di un mese fa, di un viaggio, Bari - Lecce, bevuto in un'ora perchè Luciano era già troppo vicino e il tempo era nostro nemico. Vi racconto, invece, la disgrazia della sedia di vellutino rossa che era sotto di me e ne ha viste di qualunque e di chi mi era intorno soggiogato dalle mie grida e dai miei pianti. Lo sapevo che sarebbe stato troppo per me stare seduta, non è nella mia indole limitarmi nei movimenti, eppure sentivo che il panno rosso mi incuteva timore. Poi il buio, le ultime campanelle, il sipario si alza ed io niente, il teatro viene giù dalle grida, tu, Luciano, sei lì sul palco, chitarra e voce per "Lettera a G" e non ce n'è, inizi a suonare, io ho una paresi, solo lacrime e cuore a mille, <sarà l'effetto teatro, mi riprendo> penso, invece no, "l'amore conta" e "ho messo via" sono una bordata che non riesco a metabolizzare, mi dispero e quello accanto ormai è convinto che abbia qualche problema. La voce rotta ma riesco a cantare, questa benedetta sedia mi invalida.

Basta, qualcuno è già in piedi, mi alzo e così guadagno la prima fila, la maschera mi guarda male, ma io sono più forte, perchè lo so "che la vita macchia la pelle" e mi godo il mio personalissimo concerto come al solito in piedi a strepitare su ogni canzone, qualcuno pensa che di professori stronzi devo averne avuti, o che questo è il mio giorno dei giorni, ignari del fatto che tu di giorni così me ne hai dati tanti.

Ed è sempre così: mai una delusione, diverso vuol dire semplicemente non ugule e non meno bello, ed è così questo concerto bellissimo nella sua diversità, la tua voce roca e avvolgente legge poesie già mie, canta la colonna sonora di una vita. E' diverso anche non vederti agitare sul palco, ma calmo, o acceso da un "happy hour", sei lì seduto. E quando spieghi che non è "si viene o si va" ma "si viene e si va" e lì che capisco che ci sei sempre tu, diverso ma ugualmente carico di emozioni. La tua gestualità così eloquente sottolinea al meglio ogni verso, il violino di Mauro, dal gusto un pò irish ci scatena, la banda c'è sempre e le parole sono superflue. Noi non ci siamo risparmiati, il teatro è stato in piedi, è venuto giù e si è rialzato assicurandoti che non sarai ricordato solamente per le canzoni, le parole o la musica.

E finisce, sì finisce anche questa volta. Grande spettacolo, i saluti mi mettono sempre tristezza. Alla prossima, come dici tu, Luciano, nella speranza di regalarti e regalarci un altro 10.

SISSI


Lunedì, 11 dicembre 2006