Martedì, 22 ottobre 2019

17-11 Milano: il racconto di Luca

racconto MilanoRacconta il tuo concerto di Luciano a teatro, inviando un email a: teatri@ligachannel.com

Piove.

Le colline della Brianza sembrano rilassarsi, quasi rassegnate, sotto la fitta coltre di nubi. L'aria è fredda, pungente. Il treno è quello di tutte le mattine, quello che dal lunedì al sabato mi porta a scuola. Ma nell'aria di questo primo pomeriggio lombardo si respira un'emozione tanto forte da trasformarsi in tensione, una piacevole tensione. Il treno si ferma. Siamo già a Milano. La città è diversa. Il cielo è di un grigio troppo innaturale, l'aria è pesante. Ma io, oggi, mi sento leggero dentro. Non so come né perché ma per un attimo questo pensiero mi attraversa la mente: se morissi in questo momento morirei felice. Non so se è vero. Ma so per certo che in questo giorno, in questo venerdì 17 così particolare, sono sparite le angoscie della quotidianità, i timori della scuola, le incazzature da sabato sera. La mia anima non pensa, non medita, non mi dice cosa fare. In questo momento la mia anima è lì, e aspetta. E l'attesa non è quella stressante della fila alla cassa del bar. È diversa. È l'attesa di qualcosa di bellissimo, un'attesa gradevole, da assaporare come si assapora un buon caffè. Il mio cuore si prepara ad accogliere qualcosa di unico, qualcosa che lascerà in un modo o nell'altro una traccia indelebile nei miei ricordi da diciottenne. Il mio primo concerto di Luciano Ligabue. Le ore passano veloci, e in men che non si dica mi trovo davanti la caratteristica, imponente struttura del teatro degli Arcimboldi. Il biglietto, la platea, la fila 15, la luce forte dei riflettori, il palco, il rosso delle poltrone. Tutto appare ai miei occhi come un elaborato proemio di una poesia bellissima che mi sembra già di conoscere, che sento già un po' mia.

Mi è già capitato di restare seduto a teatro con un amico, aspettando l'inizio dello spettacolo. In questi momenti solitamente mi metto comodo, dico qualcosa, mi guardo un po' in giro e lascio i miei pensieri liberi di ispirarmi. Oggi però non voglio pensare. Questa serata d'autunno la voglio solo vivere. Voglio essere me stesso. E per vivere al meglio queste magiche ore devo prima godermi questa piacevole, spensierata attesa, in silenzio. Se cercassi di parlare farfuglierei qualcosa senza senso, giusto per ingannare l'attesa. Ma non sento alcun bisogno di aprire bocca. Sono felice così, nella mia momentanea incompletezza. Un'incompletezza che mi lascerà presto, lasciando posto alla musica.

E arriva il momento che lo intuisci. Il cuore comincia a battere più forte, gli occhi ti brillano, inspiri forte. Un brivido lungo la schiena. Dopo un istante le luci della platea si abbassano.

Comincia lo spettacolo.

E io comincio a viverla davvero, questa sera.

Sono felice.

Ed è musica.

Le dita di Allevi si muovono da una tasto all'altro del pianoforte con una decisione che lascia il pubblico a bocca aperta. Il sipario si chiude. Applausi. Si riapre. Flash di mille macchine fotografiche.

Luciano è sul palco, ci sussurra che è l'amore a guidarlo. Il teatro asseconda silenzioso le note dettate dal maestro. Una canzone dietro l'altra l'emozione cresce, sempre di più. E ad un certo punto quella poltroncina diventa troppo piccola, e balzi in piedi, ti metti a saltare. Perché sei già dentro l'happy hour, perché ti senti più vivo che mai. Applausi, grida, suoni. Tutto diventa, o forse è sempre stato, magnifico. Mel, Roby, Rigo, Josè sembrano godersi con noi questi attimi, e forse si divertono anche loro, con i loro amati strumenti. Mauro è un maestro, la musica che dal suo violino fa vibrare le pareti dell'Arcimboldi è qualcosa di indescrivibile. Qualcosa che quasi ti impedisce di battere le mani, ti lascia esterrefatto, qualcosa che ti entra davvero nel cuore.

Poi c'è la sorpresa. Una voce inaspettata, da sirena, desta l'attenzione di tutti.

Elisa è sul palco, con Luciano. Voce melodiosa l'una, voce quantomai vera l'altro. I due si completano meravigliosamente, nella loro diversità. Una magia. La gente si accalca sotto il palco, è un tripudio di gioia, emozione, spensieratezza. Il Liga ci ringrazia, noi ringraziamo lui col nostro urlo di cui sicuramente aveva fame. Lo salutiamo, con un grande applauso.

E il sipario si chiude.

E non posso trattenermi dal gridare, con quel filo di voce che mi rimane, il mio grazie a Luciano.

Alla prossima.

Luca, o meglio... il Catta

Lunedì, 20 novembre 2006